SUOCERA E NUORA

4 dicembre 2020

 

SUOCERA E NUORA: L’ETERNA COMPETIZIONE

 

Il ruolo della suocera è da sempre oggetto di attacco e calunnia esattamente come quello della nuora. Le molte difficoltà che si riscontrano in un rapporto di questo genere si delineano nelle numerose mail che ho ricevuto in questi anni relative a questo atavico problema. In prima persona porto la mia esperienza e l’esperienza di una giovane donna che è riuscita a vedere il suo rapporto con la suocera da un differente punto di vista.

 

Il presupposto è: tutte e due siamo donne, e questo è un aspetto difficile da far coincidere, non in quanto donne, ma come rivali. E l’oggetto della competizione è lui: l’adorato figlio diventato marito o compagno di vita.

 

L’ostacolo da superare è uno solo: il senso della proprietà che ogni madre (e futura suocera) ha nei confronti del proprio figlio. Purtroppo – e sottolineo purtroppo - poche di noi si sono impegnate a vedere i meccanismi che una madre mette in atto nei confronti del proprio figlio. In molti casi diventa l’assoluta proprietà, incontrastata e unica, dove persino il marito diventa una figura marginale. Questo errore dovuto alla non conoscenza di cosa rappresenta realmente un figlio, predispone la madre e futura suocera, a divenire colei che combatterà con la moglie-rivale. E noi donne sappiamo bene che quando sferriamo attacchi nei confronti di altre donne, siamo molto spietate.

 

I figli non sono una proprietà! L’importantissimo fatto di dar loro la luce non garantisce di avere l’assoluto potere di manipolarne la vita. I figli sono esseri straordinari che vengono accolti in questo mondo allo scopo di fare esperienza. I genitori hanno l’obbligo di aiutarli al meglio a trovare la giusta strada accompagnandoli e sostenendoli fino alla maggiore età, per poi cominciare la fase di allontanamento. In natura quando un aquilotto impara a volare, lascia il nido e vola verso la sua avventurosa vita.

 

La storia di Anna inizia come tante altre storie: un rapporto difficile con la suocera. È arrabbiata per l’ennesimo scontro e questa volta non ce la fa più! Le ha provate tutte, dal ricatto alla manipolazione, ma niente riesce a darle sollievo, e così decide di chiedere aiuto e insieme iniziamo il nostro percorso.

 

Anna racconta: «Tutto è iniziato nel momento in cui mi sono fidanzata con il mio attuale marito e mi ha presentato colei che allora era per me una perfetta sconosciuta e che sarebbe successivamente diventata mia suocera. I suoi occhi mi hanno scrutata guardandomi dall’alto della sua età e posizione, facendomi sentire piccola piccola.

 

Un incontro che non si può certo definire amore a prima vista. In men che non si dica, divento la moglie di suo figlio e iniziano i primi malintesi e fraintendimenti. Poche parole spese ed è guerra aperta. Quando non ci sono mi critica ed io rispondo con le sue stesse armi dicendo a suo figlio: «Tua madre ha detto che … Tua madre si è permessa di…»

 

Le critiche non cessano e alla nascita della prima figlia lei non perde l’occasione per farmi notare che sarebbe stato meglio fare così con la bambina, e che lei quando i suoi figli erano piccoli si comportava in questo modo e ha sempre funzionato. Una guerra all’ultimo sangue fatta da due donne ostinate.

La situazione non cambia: nei nostri incontri-scontro l’aria è pesante: cerco di evitarla in tutti i modi declinando cene, feste e compleanni. Le poche volte che sono obbligata a frequentarla il nervosismo è alle stelle.

 

Finalmente incontro Lucia, insegnante di crescita personale che mi suggerisce comportamenti che non avevo neppure preso in considerazione. Un secchio di acqua gelida sul fuoco ardente della vendetta. Mi spiega come la guerra penalizza entrambe e mi propone di sperimentare alcuni strumenti per vedere la situazione da un altro punto di vista.

 

Sono istintivamente reticente e per nulla pronta a innalzare la bandiera della pace. Tuttavia, dopo l’ennesimo scontro, decido di provare.

 

Primo Esercizio: mandare amore alla suocera immaginando una bolla di energia luminosa che dal mio cuore raggiunge il suo. Avrei voluto incenerirla con un lanciafiamme: altro che amore! «Sarà un esercizio impossibile» penso convinta che sarà così. Ma qualcosa dentro di me mi incita a provare, e con riluttanza sperimento la tecnica.

 

Mi ritrovo a ripeterla in molte occasioni: quando cucino, mentre guido e le poche volte che ci troviamo di persona. Lo faccio diventare come un mantra, un allenamento ed effettivamente mi accorgo che lei si rilassa, smette di tirare frecciatine. Penso che sia una coincidenza.

 

Passano i giorni e le chiacchierate con Lucia si fanno sempre più interessanti, e man mano che espongo i miei problemi con mia suocera mi rendo conto che la rivalità che vedo in lei non è altro che una mia paura nascosta. Lei è una madre come me, gelosa dei suoi figli, protettiva e ostinata. Con questa nuova presa di coscienza, Lucia aggiunge nuovi esercizi che aumentano la mia consapevolezza. Il rapporto con mia suocera migliora, e anche mio marito non si sente più tra due fuochi.

 

Che sia chiaro: mia suocera ed io non abbiamo ancora deciso di andare in vacanza insieme, ma abbiamo instaurato un rispetto cortese e reciproco. Ogni tanto ho ancora il sottile piacere masochistico di incastrarmi in piccole vendette, da buon essere umano quale io sono: ma dura poco. Un esempio? Stasera le mie bimbe, mio marito ed io siamo stati a cena da mia suocera. La guardavo ed avevo la percezione di una donna dura, rigida ed infelice. Più tenevo stretto a me questo pensiero più lei me ne dava dimostrazione con la postura rigida del corpo, con il suo modo perentorio di rivolgersi alle nipoti, con lo sguardo. Ma se andavo oltre la sua rigidità, potevo vedere con chiarezza la mia paura: di essere dura, rigida e infelice come lei, di rimanere incastrata in uno schema vecchio e polveroso.

 

Sono molto cambiata ed ora non ho più timore di riconoscere le mie debolezze attraverso gli altri, di dire “no grazie” con gentilezza e determinazione: ora posso vedere negli occhi di mia suocera una donna che ha dovuto mascherare la sua dolcezza per potersi muovere in un mondo di uomini. Un’imprenditrice che, insieme a suo marito, ha creato un’azienda e l’ha diretta con onore oltre ogni difficoltà. E se guardo al di là del velo del giudizio, posso vedere nei suoi occhi la dolcezza di una madre che ha fatto del suo meglio per crescere i suoi figli.

 

Assaporo distratta il dessert, osservo mia suocera, e finalmente vedo una donna. Decido di mandare amore e nell’intimità della mia mente le chiedo scusa per averla usata come ostacolo alla mia felicità.

Ancora una volta sono felice della lezione che ho imparato: guardare oltre il velo del giudizio mi permette di ampliare i miei punti di vista e di vedere un piccolo frammento di me stessa in ogni persona che incontro, anche in una donna che ora chiamo con il suo nome: Angela.»