Lucia Merico | Spiritual Coach |
15234
home,page,page-id-15234,page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,tribe-bar-is-disabled,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-9.2,wpb-js-composer js-comp-ver-4.11.2.1,vc_responsive
AccademiaItaliana
ACCADEMIA ITALIANA SPIRITUALCOACHING

Siamo un gruppo di persone che con etica e attraverso le proprie esperienze sostiene chi vuole realmente incontrare sé stesso per poter esprimere liberamente e in autonomia le proprie potenzialità

SeminariIncontri
CORSI – VIAGGI ESPERIENZIALI – LABORATORI – INCONTRI INDIVIDUALI

Ci sono molti modi per migliorare la propria esistenza.

Uno più di ogni altro porta verso la felicità:

la conoscenza di sé stessi.

CalendarioEventi
CALENDARIO APPUNTAMENTI

Resta in contatto con noi per trovare il corso o il percorso che ti porta verso un miglioramento quotidiano per un’esperienza di vita straordinario

DICONO DI ME

25

Anni di Esperienza

770

Corsi tenuti

10

Percorsi Personalizzati

2000

Laboratori Gestiti

libro-spiritualcoach

COMPLETAMENTE GENEROSA
Una delle regole fondamentali dell’abbondanza è “Più dai, più ricevi”. Quando ci sentiamo completi diventiamo anche generosi: la completezza non sente alcuna mancanza. Nel gesto di dare stiamo esprimendo una verità spirituale che ci trasporta in un flusso della vita che non inaridisce mai. Ma … si c’è un ma fondamentale: dobbiamo dare non per avere bensì nella consapevolezza che stiamo già ricevendo.
Mi spiego meglio. La generosità inizia a livello dell’anima dove c’è abbondanza di energia e consapevolezza. L’anima non conosce scarsità. Quando entriamo in contatto con queste due qualità, possiamo affrontare il fatto di essere generosi in spirito. Questo è un dono che facciamo al mondo e a noi stessi, molto più potente del denaro. E una volta che siamo generosi di spirito, dare a ogni livello diventa semplice e naturale. La logica conseguenza sarà una vita piena, gioiosa e appagante sotto ogni aspetto compreso quello economico.
Il primo passo è offrire noi stessi. Molti di noi cadono nella tentazione di offrire un’imitazione di sé stessi, accettando il ruolo che si allinea con le aspettative della moglie o del marito, del datore di lavoro, degli amici, dei familiari e della società in generale. Obbediscono alle richieste dell’ego che dice perentoriamente: “Dai per avere!” e in tutto ciò che danno c’è l’aspettativa del ritorno. Se questo non accade, tolgono la spina che alimenta la situazione e l’attaccano da un’altra parte, ripetendo la storia che –forse- avrà una forma differente ma sarà uguale nella sostanza e, soprattutto, nel finale.
Bisogna cambiare paradigma, partendo da un punto di vista differente che prevede il riconoscimento della motivazione per cui stiamo dando. C’è un’enorme differenza tra presentarsi come benefattori che elargiscono tempo e denaro, e offrire invece sé stessi con spirito di servizio, che prevede l’essere aperti e vulnerabili, entrare in contatto con le proprie carenze e bisogni, con le proprie emozioni guardandole dritte negli occhi.
Quante relazioni sono finite per insoddisfazione? Non ricevendo come all’inizio, molti abbandonano ciò che hanno come fosse un vecchio giocattolo privo oramai di significato, e si concentrano su qualcosa di nuovo. Sono in tanti –ne sono certa- ad avere la convinzione di aver fatto del loro meglio per tenere insieme la situazione, dimenticando un punto fondamentale: che nessuno può darci più amore di quanto ne possiamo dare a noi stessi.
E’ il punto di partenza, il motivo per cui entriamo in contatto con le persone a fare la differenza. Se mi avvicino a qualcuno perché penso che mi possa dare ciò che io non ho, parto già col piede sbagliato: appoggio le basi della relazione sulla carenza. E nel momento in cui lui o lei non mi darà più quello di cui ho bisogno, mi separerò (fisicamente o emotivamente) andando alla ricerca di qualcun altro che possa far fronte al mio vuoto. Il mondo è pieno di storie finite in questo modo.
Invertire la marcia significa essere consapevoli della propria carenza e trovare il modo per trasformarla in abbondanza. E il mentore potrebbe essere proprio la persona che abbiamo scelto in quel momento. Con senso di gratitudine, possiamo chiederle istruzioni per migliorare la nostra vita: stiamo dando la nostra parte più genuina, priva di filtri e falsità inconsapevoli che ci portano a dare tutto di noi stessi per ricevere solo una manciata di briciole.
Quando offriamo la nostra parte più vera, potrebbe salire anche la paura di diventare preda degli immensi bisogni degli altri e della loro capacità di approfittarsi di noi. Non è così! Quando dai generosamente partendo a livello dell’anima, c’è una Forza che accompagna il tuo cammino e che ti permette di spogliarti dell’armatura pesante dell’insicurezza. Accorgiti!
#insiemeepiufacile #luciamerico #spiritualcoach #ilmegliodeveancoravenire
... See MoreSee Less

View on Facebook

ADATTATO SERIALE
La maggior parte delle persone vagano nella vita come sonnambuli che cercano senza mai trovare, adattandosi a situazioni improponibili e raccontando a sé stessi storie di un’ingenuità disarmante.Basterebbe usare la logica ponendosi qualche domanda ad hoc per non adattarsi a certe situazioni.
E così, ipnotizzati accettano senza esitare, credendo di non avere alternative, di non poter scegliere. Uscire dagli schemi? Neppure a parlarne. Meglio lamentarsi di ciò che non si ha piuttosto che prendersi il tempo di osservare quanto di bello c’è intorno a loro. E questo modo di essere diventa così potente da oscurare ogni possibile visione differente.
Potresti non essere d’accordo, ma il solo fatto di essere approdato su questo blog ed esserti preso il tempo di leggere è sufficiente per accendere in te una piccola disponibilità che mette in moto il volano del cambiamento. E questo è un buon modo per risvegliarsi dal torpore.

Lo scopo con cui ogni giorno scrivo è quello di insinuarti un dubbio, far nascere una domanda, mostrarti un punto di vista differente: qualunque cosa pur di esserti veramente d’aiuto. E sai perché? Essendoti di sostegno, sostengo e aiuto me stessa. E in questa sinergia che ci unisce rivolgo a te la mia gratitudine.
Insieme è più facile. Accorgiti.
#spiritualcoach #insiemeepiufacile #ilmegliodeveancoravenire #luciamerico
... See MoreSee Less

View on Facebook

COS’E’ CAMBIATO?

Stamattina voglio condividere con voi un articolo apparso sulla rivista “Consapevole” dell’Aprile 2007. Da allora cos’è cambiato?
Accorgiti!

《VIDEOGIOCHI & VIOLENZA – Come deviare la mente dei giovani

L’argomento “videogiochi e violenza” è delicato e attuale. Tuttavia la decisione di pubblicarlo è nata dall’importanza enorme che ha nel condizionamento della nostra società, soprattutto quella giovanile.
I videogiochi nascono agli inizi degli anni ‘60 da un gruppo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technolgy di Boston che inventano lo Spacewar, un gioco in cui due navicelle spaziali si sparano a vicenda attorno a una stella. Nonostante la grafica scadente e le limitate potenzialità del computer dell’epoca, ebbe una diffusione enorme. Ma la tecnologia si evolve molto velocemente e nel 1991 la ditta Capcom commercializza il primo videogioco della serie “picchiaduro”: Street Fighter 11. Scopo del gioco: abbattere, sconfiggere l’avversario attraverso una serie di mosse e armi. Le mosse sono sempre le stesse, come pure le armi (l’arma è caratteristica di ogni personaggio scelto) e questo comporta ripetitività e mosse sleali. Il vincitore è colui che abbatte tutti i nemici. Nel 1993 esce il cruentissimo DOOM dove il giocatore indossa i panni di un marine statunitense deportato sul pianeta Marte sul quale si troverà a combattere con fucili a pompa, motoseghe e armi al plasma, contro gli stessi compagni mutati in zombie e creature infernali che hanno invaso la colonia. I livelli di violenza sono altissimi e numerosi sono i riferimenti a satana: questo scatena negli Stati Uniti una forte protesta.
Ciò che fa riflettere (e che non è mai stato detto) è che gli autori del massacro alla scuola superiore di Colombine erano fan di questo videogioco. Eric Harris, uno dei due criminali, aveva riprogrammato il gioco con la riproduzione virtuale del suo ambiente scolastico.
Si susseguono poi giochi come Carmageddon, dove si acquistano punti investendo con la macchina persone o animali che attraversano la strada o che camminano sui marciapiedi e nel 2006 nasce Ride of Rose un horror psicologico della giapponese Punchline, un gioco in cui una ragazza durante un viaggio in bus si trova vittima di uno scherzo ad opera di un misterioso bambino. Successivamente verrà catapultata in un universo di perversione (in cui si scontrerà anche con dei pedofili) dove i protagonisti sono dei bambini nefasti.
Ma ciò che fa veramente riflettere è il mostriciattolo Pikachu dei Pokemon. All’apparenza simpatico e buono, nasconde invece una cattiveria profonda. Una delle regole del gioco è quella di uccidere. Nell’Universo Pokemon si uccide in diversi modi: c’è chi succhia l’anima al nemico, chi spara palle di fuoco. Fatto a doc per i piccolissimi, lo scopo è di inculcare nella mente dei bambini, che diventano immediatamente dipendenti, delle regole a cui essi fanno poi riferimento nel mondo reale.
«L’esposizione a videogiochi violenti produce la stessa attività cerebrale provocata da un evento pericoloso e potenzialmente aggressivo. I giochi violenti alterano lo stato emotivo, provocando sovreccitazione, inibendo il controllo, riducendo la capacità di concentrazione e le capacità razionali»( Dott. Klaus Mathiak – Università di Aachen in Germania)
A questo si aggiunga il ruolo della televisione. I programmi televisivi impiegano composizione delle immagini, sequenze, frequenze e colori appositamente calibrati per causare la totale dipendenza, non solo di tipo commerciale ma anche psicologica e comportamentale. Ogni anno un bambino assiste almeno a 100.000 (ed oltre) scene di violenza in forma di film, documentari, reality.
Con tutta questa violenza, e con la carente presenza dei genitori spesso impegnati ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana, i bambini imparano – a volte – a sostituire il modello e i punti di riferimento familiari con squallidi e angoscianti personaggi virtuali presi dai cartoon, dallo spettacolo, dal cinema, dalla musica ecc..
Lo scopo di tutto ciò rientra in una strategia mirata a istupidire e assopire la popolazione, partendo soprattutto dai bambini che saranno gli adulti di domani, rendendola desensibilizzata moralmente e culturalmente e deviandola verso dei precetti precisi: pornografia, violenza e droga, denaro come illusione della ricchezza e miraggio della felicità.
E’ arrivato il momento quindi che i genitori, i quali dovrebbero essere innanzitutto educatori, comprendano l’importanza e soprattutto la devianza di un sistema creato ad arte.》
#spiritualcoach #insiemeepiufacile #luciamerico #ilmegliodeveancoravenire
... See MoreSee Less

View on Facebook
lucia-footer