Lucia Merico | Spiritual Coach |
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ACCADEMIA ITALIANA SPIRITUALCOACHING

Siamo un gruppo di persone che con etica e attraverso le proprie esperienze sostiene chi vuole realmente incontrare sé stesso per poter esprimere liberamente e in autonomia le proprie potenzialità

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Ci sono molti modi per migliorare la propria esistenza.

Uno più di ogni altro porta verso la felicità:

la conoscenza di sé stessi.

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REPRIMI O ESPRIMI?

Tanto più cerchiamo di reprimere, tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire. Vale per tutte le emozioni, indistintamente. Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, fino al momento in cui questa salterà fuori nei momenti più inopportuni e nel modo meno adatto. E quando accadrà, rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con ancor più determinazione.
Questa è una strada senza uscita, poiché il risultato sarà esattamente come sopra fino al momento in cui, trovandoci di fronte a un bivio, sceglieremo di cambiare strada e imboccando quella dell’accettazione.
Se ti va, scrivi su un foglio le domande che trovi qui sotto e rispondi. Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate da partire in automatico, senza nessun preavviso.
Prendere coscienza è, come sempre, quanto di meglio possiamo fare per scegliere e decidere la direzione da intraprendere. La rabbia nasconde sempre la gioia, la paura oscura il successo, la gelosia è un masso sopra la felicità.
Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa. E’ solo il giudizio che tiene all’oscuro l’altra parte della medaglia. Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre da quale lato stai guardando. E quando divieni consapevole della dualità, scopri che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà esiste «grazie» alla cattiveria, la giustizia grazie all’ingiustizia, la gioia grazie al dolore e viceversa.
Quali sono le emozioni che provi e che non sopporti?
C’è un aspetto di te di cui ti vergogni?
Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo?
Qual è il rapporto con queste emozioni?
Accorgiti, scrivi e sii felice!

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TIME

Leggendo il libro “I sette pilastri del successo” trovo un passaggio interessante che voglio condividere con voi: l’abitudine della responsabilità. Parlo spesso di responsabilità e della necessità di inserirla nella nostra vita come espressione massima di libertà, e ho trovato molto interessanti i sette passaggi che l’autore propone.
Sono “sette abitudini” e si basano sulla disponibilità a guardare il mondo con occhi nuovi, “ad avere il coraggio di prendere la vita sul serio”. Nel libro viene sottolineato con enfasi il fatto che “attribuire la colpa dei nostri problemi all’“economia” o al “mio tremendo datore di lavoro” o “alla mia famiglia» è inutile. Per raggiungere l’appagamento e il potere personale, dobbiamo decidere per che cosa ci saremmo assunti la responsabilità, che cosa c’è nel «cerchio del nostro interesse”. Solo lavorando su noi stessi possiamo sperare di ampliare il “cerchio della nostra influenza”. Ora, passiamo brevemente in rassegna le sette abitudini:
1.Siate proattivi. Abbiamo sempre la libertà di scegliere le nostre reazioni agli stimoli, anche quando siamo privi di tutto il resto. Questa capacità si accompagna alla conoscenza che non occorre vivere secondo il copione che la nostra famiglia o la società ci ha dato. Invece di «lasciarci vivere” accettiamo la piena responsabilità della nostra esistenza secondo il modo in cui la coscienza ci dice di viverla. Non siamo più una macchina reattiva, bensì una persona proattiva.
2. Incominciate tenendo a mente la fine. Che cosa voglio che la gente dica di me al mio funerale? Scrivendo il nostro elogio o mettendo a punto una dichiarazione personale di missione, prima di tutto creiamo l’obiettivo o la persona finale, e da lì risaliamo a ritroso. Disponiamo di un sistema di autoguida che ci conferisce la saggezza necessaria per compiere la scelta giusta, affinché qualsiasi cosa facciamo oggi sia in linea con l’immagine creata di noi stessi alla fine
3.Mettete al primo posto le cose più importanti. L’abitudine 3. mette in atto la lungimiranza dell’abitudine 2. Avendo in mente l’immagine finale, possiamo pianificare i nostri giorni per trarne la massima efficacia e il massimo godimento. In questo modo il nostro tempo viene speso con le persone e le cose davvero importanti.
4.Pensate in termini di Vittoria/Vittoria. Non occorre che il successo personale sia raggiunto a scapito del successo altrui. Nel ricercare la Vittoria/Vittoria non mettiamo mai in pericolo i nostri principi personali. Il risultato è un rapporto migliore — «non il tuo modo o il mio modo, bensì un modo migliore» — creato vedendo realmente le cose dal punto di vista dell’altro.
5. Cercate di capire, e poi di farvi capire. Senza empatia, non c’è influenza. Senza depositi sul conto bancario emozionale dei rapporti non c’è fiducia. Il vero ascolto costituisce una boccata d’aria psicologica per l’altra persona, e apre una finestra sulla sua anima.
6. Create sinergie. Una sinergia deriva dalla messa in pratica di tutte le altre abitudini. Essa genera “terze alternative” o esiti perfetti che non possono essere previsti sommando le parti.
7. Affilate il coltello. Dobbiamo bilanciare la dimensione fisica, quella spirituale, mentale e sociale dell’esistenza. “Affilare i denti” per accrescere la produttività comporta dedicare regolarmente del tempo a rinnovarci in questi ambiti.
Ho trovato molto utile questa sintesi, a tal punto da stamparla e metterla in bella vista. E’ sempre una buona abitudine ripassare. Accorgiamoci.
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