IL NUOVO VOLTO DELL'UMILTÁ

31 marzo 2020
il nuovo volto dell umilta

Dio e denaro, Gesù e leadership, personale o professionale, servo e leader. Molte persone si sentono a disagio quando vedono queste parole accoppiate e preferiscono la separazione così da poterle usare secondo ciò che fa più comodo.

Nella cultura complessa in cui viviamo siamo spinti a tracciare linee di demarcazione, mantenendo la vita spirituale separata dalla vita quotidiana, decidendo che la fede appartiene solo alla religione. Comunicare con Dio - o come ti piace chiamarlo - viene relegato spesso a un unico giorno, un solo luogo o all'occorrenza a momenti particolarmente intensi associati a situazioni difficoltose, proprio come quella che stiamo vivendo. 

Credo che mettere Dio al centro della vita non abbia nulla a che vedere con la religione, bensì con le relazioni. È una questione di unione che sradica completamente la separazione. Conoscevo un dio giudicante, e dunque lo giudicavo. Mi era stato presentato a scuola e durante le ore di catechismo. Dicevano che «dava e toglieva» secondo il comportamento che avevi ed era così crudele da toglierti persino la vita.

Avevo la sensazione di quell’occhio puntato su ogni cosa che facevo e mi domandavo se mi seguisse anche in bagno. Non mi piacevano le sue punizioni e la sua arroganza. Chi era Dio per fare tutto questo? E dove stava l’amore che diceva di essere?

LE PAROLE POSSONO ESSERE UNIONE O SEPARAZIONE

Sono cresciuta con domande alle quali nessuno degli adulti di casa e neppure a scuola, trovavano il tempo per rispondere. Quindi ho smesso di farle e sono rimaste dentro di me, per uscire molti anni dopo quando ho incontrato Un Corso in Miracoli e una brava insegnante che mi ha aiutata a studiare questo testo per me meraviglioso. Ho compreso il significato di separazione e unione e lentamente ho cominciato a ristrutturare la relazione con Dio. Con questo cambiamento ho dato una nuova identità ad alcune definizioni, come per esempio la parola umiltà.  

Sul libro «Leader come Gesù» ho trovato una descrizione che mi ha accesa e la voglio condividere con te. L’autore parla dell’umiltà e racconta che essere umili significa conoscere a chi si appartiene e chi si è. La attribuisce ad una caratteristica che ogni leader deve avere, un atteggiamento che riflette una capacità di comprensione dei propri limiti nel portare a termine qualcosa da soli. Un leader che ha un cuore umile sa sempre come portare la separazione all’unione. Guarda fuori dalla finestra per trovare e apprezzare le cause del successo, mentre si guarda allo specchio per trovare e accettare la responsabilità di un insuccesso. E un leader che fa così non soffre di poca autostima.

L’umiltà che Gesù esprimeva non scaturiva certo dalla separazione e dalla mancanza di autostima, amore, potere o abilità. Egli era umile perché sapeva chi era, da dove veniva, dove era diretto e a chi apparteneva. Questo gli permise di trattare la gente con amore e rispetto.

Le persone umili non negano di avere il potere, ma riconoscono semplicemente che esso passa attraverso di loro senza provenire da loro (Kenneth Blanchard)

Ecco ristrutturata una parola importante alla quale personalmente avevo dato un’etichetta completamente differente. Ora mi è chiaro che umiltà significa rendersi conto dei propri talenti e considerare quelli altrui, e non buttarsi a terra come tappetini. Significa affermare a sé stessi e agli altri: «Sono prezioso agli occhi di Dio come lo sei tu».

Le rare volte che uscirai questa settimana, oppure a chi è in casa con te, o ancora attraverso il pensiero quando ti viene in mente un amico o un familiare, oppure semplicemente perché vuoi sperimentare l’unione mettendo da parte la separazione, pronuncia queste parole «Tu ed io siamo preziosi agli occhi di Dio» ed osservare cosa accade dentro e fuori di te. E se ti va lo puoi condividere con me. Mi trovi  ► qui, pronta a rispondere.

La tua SpiritualCoach® - Lucia

 

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