UNA STORIA VERA

17 marzo 2020
una storia vera

Stiamo vivendo momenti che mettono a dura prova anche gli animi più positivi. Sono giorni di sincerità. La paura fa questo effetto a volte, e ciò che siamo viene a galla. Cadono le maschere di fronte alle paure, quelle grandi che ti tolgono il fiato. Cambiano le relazioni, si fanno più vere, ci si sente diversi, più vicini. O forse scopriamo di essere così lontani da non sapere più chi è l’altro.

Oggi ti voglio raccontare una storia, vera, forse anche un po' tua. È scritta al femminile, ma cosa sarebbe il femminile senza il maschile? Eccola.

NON È PIÙ TEMPO DI SEPARAZIONE

«Non è tempo più tempo di prendere le distanze» ed è sincera mentre lo pensa. Vuole raccontarsi. Prende l’iniziativa, non c’è altro da fare.

Siediti accanto a me e smettiamo di discutere. Non voglio più che ci sia separazione tra noi. Facciamo invece quello che avremmo dovuto fare sin dall’inizio: diamoci il tempo di conoscerci. Andiamo oltre le presentazioni. Il mio nome già lo sai. Voglio invece raccontarti cosa mi piace della vita, quali sono le paure più grandi, i valori che porto con me da sempre, l’ammuffito sogno nel cassetto e quella vergogna che mi pesa da tanto, troppo tempo.

Non so perché ho messo tutta questa distanza tra noi. Pensavo di proteggermi, di sembrare più forte, ma il solo risultato che ho ottenuto è stato sbattere contro il muro delle illusioni. Avevo tante di quelle aspettative da poterci costruire una montagna. Adesso basta! Voglio poterti dire «Sediamoci insieme» e presentarmi nuovamente a te.

Le amiche, quelle di prima, erano pessimiste. «Lascialo perdere. È uno stronzo come tutti gli uomini» mi dicevano e per un po’ ho creduto fosse vero. Ti ho accusato perché ogni cosa era contro di te. Mi hai delusa, sfruttata, mi hai mentito. Poteva essere diverso il mio pensiero? Pensavo alla separazione ogni giorno. Fino a che una donna saggia mi ha detto che ci poteva essere un altro modo. Era una voce sincera. Mi ricordava quella di mia madre a cui mi ribellavo ogni volta «Siamo noi donne a sistemare le cose» Non le ho mai chiesto cosa intendesse davvero e ho creduto fosse lavorare, stirare le camicie, preparare il pranzo, curare i bambini, ma ora capisco che ero limitata e chiusa nei sensi, in ogni senso.

Sediamoci insieme e parliamo di chi siamo, non l’abbiamo ancora fatto. Facciamolo adesso. Io ti racconto chi sono e tu mi racconti chi sei. Lo farò prendendoti le mani e guardandoti negli occhi. Non voglio avere più segreti. Forse qualcuno per le mie amiche. Forse.

Non so davvero da dove cominciare, ma quello che so è che l’idea di potermi raccontare a te adesso mi rende più forte, mi fa respirare. Sai, prima avevo paura di mostrarmi, volevo solo mettere separazione tra te e la mia fragilità, con tutta la fatica che avevo fatto per sembrare più forte. Ero terrorizzata dalle mie fragilità. Attaccarti, sminuirti, ironizzare sui tuoi comportamenti, manipolarti col mio vittimismo era il modo perfetto per non perdere quell’esile potere che credevo di avere. E per un po’ ha funzionato.

Poi, un giorno, mi sono guardata le mani, chiuse a pungo per trattenere, e le ho aperte. Che dolore lasciar andare! Ma una volta aperte non si sono più richiuse: ho provato a farlo più e più volte, senza risultato

Le mie nuove amiche dicono «Meno male! Stai cominciando a volerti bene. Conosci te stessa e vedrai che meraviglia!» Non so cosa accadrà. Sono curiosa e impaurita di scoprirlo.

Sediamoci insieme, vicini. Ti terrò le mani tra le mie mentre ti parlerò di me. Non voglio più giudicare: ora voglio amare. Abbiamo tempo per farlo costretti vicini come siamo. Comincio io e sono in buona compagnia. Ho nelle orecchie la voce di mia madre che sussurra: «Siamo noi donne a sistemare le cose»

È una storia vera, raccontata in un momento di sincerità, la cui morale è racchiusa nelle parole di Khalik Gibran.

L’amore non dà nulla fuorché sé stesso, e non coglie nulla se non da sé stesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, poiché l’amore basta all’amore

Sono tempi di vite sospese: facciamone buon uso.

La tua SpiritualCoach®

 

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