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il piacere
5 maggio 2026

Un giorno di tanto tempo fa, mi sono accorta che la mia anima mi stava parlando da tempo. Lo faceva con la pazienza ostinata di chi sa aspettare, e io finalmente quel giorno sentii la sua voce.

Ero in crisi. Stato vivendo una relazione nella quale avevo dato tutto ciò che potevo dare, e a un certo punto la stanchezza parlava più forte della paura. Una parte di me sentiva che era tempo di ascoltarsi, mentre l’altra si agitava terrorizzata davanti al cambiamento. Ma quel giorno decisi di cambiare.

Credo che donne e uomini passino buona parte della vita cercando i loro lati più profondi, anche quando sembrano occupati a fare altro. Costruiamo, lavoriamo, amiamo, progettiamo, viaggiamo, guariamo, e sotto ogni gesto importante vive spesso una domanda dal sapore antico, una specie di animale silenzioso che annusa l’aria e cerca la pista di casa.

Chi sono davvero?

Dove sto andando?

Quale parte di me ho lasciato indietro per essere amata, accettata, scelta, approvata, al sicuro?

All’inizio la ricerca è piena di energia. Una donna che si mette in cammino verso sé stessa emana una luce particolare. Ha negli occhi e nel corpo il fuoco della curiosità, una specie di innamoramento per ciò che ancora desidera conoscere di sé.

Si accorge che la vita vissuta fin lì è soltanto un velo sopra tanti altri veli, e comincia a guardare più in là, oltre la pelle degli eventi, delle parole dette e ascoltate, delle abitudini che fino al giorno prima le sembravano l’unica via.

In quel movimento può incontrare anche il piacere: una relazione nuova, una passione che risveglia il corpo, un’abitudine appagante, un progetto entusiasmante, un riconoscimento che finalmente la fa sentire vista. Tutto questo può essere vita, nutrimento, apertura. Può farci bene davvero.

Eppure, proprio perché è così vivo e desiderabile, chiede una certa attenzione.

Clarissa Pinkola Estés parla di ossa succose lungo la strada: deliziose, interessanti, selvaggiamente eccitanti, capaci a volte di produrre amnesia.

Io le immagino così: esperienze belle, intense, piene di piacevoli richiami, che in alcuni momenti ci accompagnano e ci fanno credere di essere arrivate a destinazione, mentre abbiamo soltanto trovato un po' sollievo.

La differenza è sottile e ricca di domande alle quali rispondere: questa relazione mi apre il cuore o mi porta lontano da me? Questo piacere rimette vita nel mio corpo o copre una voce che sta cercando di parlarmi? Questa passione mi rende più vera o mi fa correre via da qualcosa che chiede attenzione?

Se l’amore, il piacere e il desiderio ci rendono più vive, più presenti e più vicine a noi stesse, diventano ottimi compagni di viaggio. Ci aiutano ad aprire il cuore, a sentire il corpo, a ricordare che la vita è anche gioia, incontro e movimento.

Quando invece li cerchiamo per coprire una paura, riempire un vuoto o zittire una domanda che dentro insiste per essere ascoltata, allora ci portano fuori strada.

Una donna può accorgersene dopo un po’: la vita è andata avanti, molte cose sono accadute, e una parte di lei è rimasta ferma nel punto esatto in cui aveva chiesto ascolto.

La ricerca

Ogni donna che è davvero alla ricerca di sé stessa, usa tutta la sua energia di fascinazione per restare fedele alla chiamata. È innamorata del mistero che la abita. Sente muoversi dentro la voglia di scoprire luoghi ed entrare in stanze chiuse da tempo.

Questa energia è preziosa perché può attraversare paure antiche, dipendenze emotive, vecchi adattamenti, fame d’amore, bisogno di approvazione, rabbia trattenuta, tristezze ereditate e desideri mai confessati.

È un’energia da custodire perché, se viene onorata, accende il fuoco della direzione e dell'intuizione. 

Allo stesso tempo è un’energia che richiede attenzione, perché può essere facilmente catturata da ciò che consola. Basta poco: una relazione che promette un po' di calore mentre stiamo incontrando una ferita o una parola dolce nel momento in cui avremmo bisogno di ascoltare la nostra mancanza. Può essere un complimento che arriva quando stiamo cercando conferme o anche una passione che accende il corpo e ci porta lontano dal punto esatto in cui la ricerca stava diventando più profonda.

Ecco che l'attenzione cambia. Il corpo comincia a muoversi verso ciò che dà sollievo, mentre l’anima rimane ferma, come una bimba che attende di essere nuovamente considerata. 

E da lì che prima o poi si riparte.

Ogni passaggio vissuto è un insegnamento che può rendere lo sguardo più limpido. Serve onestà per poter riconoscere che mi ero distratta, e prendere ciò che di buono mi offre quella distrazizone e continuare il viaggio.

La donna che cercava calore

La mia amica mi parla e io l'ascolto. Ha la voce di chi sta lavorando davvero su di sé per cambiare pelle. Mi racconta del suo impegno, del desiderio di innalzare l'energia, di essere più presente, più lucida, più vicina a quella parte di sé che vuole onorare la propria verità.

«Credo di scegliere le relazioni di coppia per ricevere calore.» Lo dice sottovoce, come se dovesse appoggiare un oggetto fragile su un tavolo. 

E penso che tutti desideriamo calore, cerchiamo un abbraccio, una presenza, qualcuno che alzi lo sguardo e ci riconosca tra la folla. Il bisogno di calore è umano, tenero, comprensibile.

Eppure quella frase mostra un desiderio d'amore, una specie di richiamo automatico verso l'esterno, come fosse una mano testa in cerca di calore prima ancora di sedersi accanto alla propria mancanza e ascoltarla fino in fondo.

Eccolo qua il punto: accorgerci di cosa stiamo cercando davvero quando ci avviciniamo al piacere, all’amore, al desiderio o al calore di una relazione.

A volte cerchiamo una persona perché il nostro cuore desidera incontrare, amare, condividere. Altre volte la cerchiamo per solitudine, paura di rimanere sole, e invece di sederci accanto a quella parte le chiediamo di tacere attraverso un abbraccio, una conferma, una passione, una promessa. Briciole. 

Ecco dove possiamo perderci: nel modo in cui usiamo ciò che ci piace.

Quando il piacere ci rende più vive, presenti, più vere, allora ci accompagna. Se ci fa dimenticare cosa stavamo cercando, quando ci porta lontano da noi e ci fa credere che qualcuno là fuori possa guarire ciò che dentro chiede ascolto, allora diventa una di quelle ossa succose lungo la strada.

Belle, invitanti, perfino necessarie per certi versi. E capace di farci dimenticare il cammino.

Una cosa buona cercata con troppa fame, può farci perdere il piacere di gustarla. L’amore, la spiritualità e perfino un percorso di crescita possono diventare anestetici o distazioni se li usiamo per accumulare parole, tecniche ed esperienze, mentre il cuore della trasformazione rimane irraggiungibile. 

A volte siamo prigioniere del sollievo che abbiamo imparato a usare troppo in fretta.

Restare sveglie

Mantenere viva la consapevolezza richiede pazienza.

Assomiglia al gesto di chi tiene acceso un fuoco: aggiunge legna quando serve, soffia piano sulla brace e resta lì, presente. Però la vita ha bisogno anche di piacere, di leggerezza, di desiderio, di quel nutrimento che ci fa sorridere e ci rimette in contatto con il corpo.

Il piacere diventa una deviazione quando prende il posto dell’ascolto. Succede se lo usiamo per evitare una domanda, per coprire una paura, per riempire in fretta un vuoto che invece avrebbe bisogno di essere compreso. In quel momento ci sembra di stare meglio, ma in realtà ci siamo solo allontanate da noi.

Riconoscere questa differenza è un atto d’amore verso sé stesse.

C’è un piacere che allarga il respiro e ci rende più presenti, e c’è un piacere che lo trattiene perché ci porta nella confusione. Ci sono incontri che fanno luce e altri che ci lasciano più smarrite.

C’è una passione che risveglia corpo, mente e spirito, e c’è una passione che accende soltanto il corpo mentre il resto di noi resta inascoltato.

La ricerca interiore ci chiede questo: usare tutto il nostro splendore, accorgerci quando stiamo spostando lo sguardo, riconoscere i nostri appetiti, le fughe e le strategie che abbiamo imparato per sopravvivere.

Da lì possiamo chiamare ogni cosa con il suo nome e scegliere con fermezza gentile ciò che ci fa bene, ci nutre e ci riporta a casa.

Insieme è più facile

Negli ultimi anni ho compreso sempre di più il valore della condivisione, soprattutto al femminile, quella viva, sincera, capace di aprire domande nuove.

Quando una donna porta la propria ricerca dentro al cerchio, il cammino si velocizza, perché lo sguardo dell’altra può vedere ciò che da sole continuiamo a sfiorare senza riuscire a catturarlo.

Le parole di una donna possono diventare specchio per un’altra. Una storia personale può illuminare una ferita collettiva e un’intuizione condivisa può aprire una porta rimasta chiusa per anni.

Per questo dico spesso: insieme è più facile.

Il campo condiviso sostiene il coraggio: e il coraggio, nella ricerca di sé, è un fondamentale. Serve per vedere dove ci siamo perdute, per riconoscere ciò che ci tiene legate e scegliere di tornare alla nostra energia più autentica.

Serve per accogliere la parte che ha avuto fame, quella che ha cercato calore ovunque, quella che ha inseguito ossa succose lungo la strada, e riportarla a casa senza giudizio.

Un invito per giugno 2026: La Danza della Vita

Il piacere è un tema che attraversa tutte noi, perché tocca il corpo, il desiderio, l’amore, la fame di vita e quella parte profonda che cerca nutrimento.

Dal 4 all’11 giugno 2026 terrò La Danza della Vita, un residenziale al femminile a Linosa, dentro un’isola essenziale, vulcanica, potente, dove la natura diventa maestra e il corpo torna a parlare una lingua antica.

Sarà un’incontro per donne che desiderano ritrovarsi tra terra, cielo e mare, attraversando pratiche di consapevolezza, lavoro sul femminile, rituali, condivisioni e momenti di cura, piacere e ascolto profondo.

È una vacanza-esperienza, uno spazio in cui la leggerezza dell’isola incontra la profondità del lavoro interiore. Un tempo per ricordare chi sei, dove stai andando e quale parte di te sta chiedendo di essere finalmente ascoltata.

Se ti va di andare più a fondo nella conoscenza di te stessa, unisciti a noi. 

Oggi molte persone cercano risposte, e il vero passaggio evolutivo nasce quando restiamo abbastanza ferme da ascoltare davvero la domanda. La ricerca di sé comincia proprio lì, nel momento in cui lasciamo le ossa succose lungo la strada e scegliamo di tornare, con amore e fermezza, al lavoro più importante: diventare pienamente noi stesse.

E investire su sé stesse è l'investimento più importante di tutti! 

 

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Lucia Merico

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