
Cambiare altezza per vedere meglio?
Ce lo insegna l’astronauta Ronald Garan quando racconta che, guardando la Terra dallo spazio, qualcosa dentro di lui cambiò per sempre. Sotto i suoi occhi c’era una sfera luminosa sospesa nel buio, avvolta da un sottilissimo strato di atmosfera, con temporali che attraversavano interi continenti, aurore che danzavano sopra i poli e città accese durante la notte.
Da quell’altezza la Terra appariva intera, viva, delicata, molto più simile a una casa comune che alla complicata mappa geografica sulla quale trascorriamo buona parte della nostra esistenza a tracciare confini.
Gli astronauti chiamano questa esperienza overview effect e cioè un cambiamento della percezione che nasce quando si osserva il nostro pianeta da una prospettiva abbastanza ampia da coglierne l’insieme.
Mi sono appassionata a questo, soprattutto perché per sperimentarne una versione terrestre possiamo tranquillamente risparmiarci l’addestramento NASA, i razzi e qualche milione di dollari.
Ci basta imparare a cambiare altezza, a cambiare prospettiva!
In certi momenti della vita viviamo praticamente col naso appoggiato agli avvenimenti. Succede qualcosa che non è nelle nostre corde e nel giro di pochissimi minuti quella circostanza occupa tutto il nostro spazio mentale.
Una cosa è certa, che da quella distanza ravvicinata ogni dettaglio diventa enorme!
Una discussione sembra mandare a rotoli anni di relazione. Poi passa il tempo, cominciamo a guardare la situazione da altre prospettive, acquisiamo qualche informazione in più e scopriamo che stavamo osservando un centimetro quadrato di una fotografia molto più grande.
L’intelligenza spirituale comincia proprio dalla capacità di allargare lo sguardo mantenendo i piedi ben piantati a terra.
È questa la spiritualità che mi interessa perché ha molto a che fare con la vita reale e le relazioni in generale, da quelle personali e professionali, alle bollette da pagare e a quelle giornate in cui l'illuminazione interiore può attendere perché stiamo cercando le chiavi della macchina da dieci minuti.
Essere spirituali vuol dire anche sviluppare uno sguardo capace di accogliere ciò che stiamo vivendo per coglierne il significato più ampio. Perché c'è, sempre.
Guardando una situazione da molto vicino vediamo soprattutto ciò che ci riguarda personalmente. I bisogni, le paure, le aspettative e ciò che avremmo voluto ricevere, che pensavamo sarebbe accaduto.
Salendo idealmente al primo piano della storia personale compaiono altri personaggi. E salendo un paio di piani ancora, compaiono le storie che entrambi portiamo come esperienza personale. Se saliamo sul terrazzo del sistema dentro il quale la situazione sta accadendo, vedremo apparire situazioni più ampie.
È lo stesso evento, visto da altezze differenti.
Prendiamo per esempio una relazione. Una persona tarda a rispondere a un messaggio e nella mente partono una riunione condominiale di pensieri, interpretazioni e vecchi ricordi. Tutti lì, in un attimo. Da molto vicino leggiamo quel silenzio attraverso la nostra storia personale; da qualche metro più in alto possiamo chiederci cosa sappiamo davvero, cosa stiamo supponendo e quale ferita antica ha appena trovato un’occasione per prendere la parola.
Quell’altezza cambia tutta la storia.
La crescita spirituale consapevole serve anche a questo: creare spazio tra ciò che accade e il significato che gli attribuiamo. E lì, in quello spazio di tempo presente possiamo far nascere nuovi futuri, nuove diverse possibilità. È questa la spiritualità applicata alla quotidianità: un cambio di prospettiva.
E lo spiega bene Ronald Garan che, guardando la Terra dallo Spazio racconta di aver visto con grande chiarezza la fragilità del Pianeta e l’interdipendenza tra tutte le forme di vita. Ciò che sulla superficie ci appare separato, da lassù mostra connessioni evidenti.
La stessa cosa accade dentro di noi.
Dividiamo la vita in settori come se vivessero in appartamenti diversi: il lavoro da una parte, le relazioni dall’altra, il corpo al piano di sotto, la spiritualità magari nella mansarda che usiamo per le meditazioni. Arriva una crisi e scopriamo che tutti quegli appartamenti condividono lo stesso condominio.
Un problema sul lavoro tocca il nostro senso del valore, una relazione difficile influenza il corpo, una paura economica entra a gamba tesa nelle scelte affettive, una convinzione che dura da tempo continua a prendere decisioni dal passato mentre noi siamo convinti di averle prese nel presente.
L’intelligenza spirituale riconosce queste connessioni e ci aiuta a leggere la vita come un sistema.
Ciò significa guardare più in alto senza fuggire verso l’alto, tenendo i piedi ben ancorati a terra. Perché una spiritualità che ci porta lontano dalla realtà perde proprio la sua funzione più preziosa: aiutarci a viverla con maggior presenza.
A volte mi domando quanta sofferenza nasca dal voler assegnare un significato definitivo alle situazioni mentre stanno ancora accadendo. L'intelligenza spirituale va di pari passo con la responsabilità di diventare osservatori della propria vita.
Ogni cambio d'altezza significa anche assumersi responsabilità sempre più grandi.
Quando vediamo soltanto il particolare possiamo facilmente pensare che tutto dipenda dalle persone intorno a noi. Se allarghiamo lo sguardo cominciamo a riconoscere anche la nostra posizione, le scelte, le convinzioni che alimentiamo, le parole che usiamo e il modo in cui partecipiamo alla realtà che stiamo vivendo.Un passaggio centrale della spiritualità applicata alla vita quotidiana.
Ed è qui chel a consapevolezza smette di essere un concetto e diventa uno strumento concreto.
Posso domandarmi: da quale punto sto osservando questa situazione? Quanto della mia interpretazione appartiene al presente e quanto arriva da lontano? Quale altra prospettiva potrebbe esistere? Che cosa diventerebbe visibile se salissi di qualche metro interiormente?
Sono domande semplici, eppure hanno la capacità di spostare interi paesaggi interiori.
L’overview effect mi affascina perché racconta qualcosa che appartiene profondamente anche al cammino spirituale: ogni volta che ampliamo la prospettiva, alcuni confini perdono importanza e le connessioni diventano finalmente visibili.
Succede agli astronauti guardando il Pianeta e a noi guardando una relazione. Da vicino vediamo il problema, da più lontano possiamo intravedere il percorso. E da un’altezza ancora diversa compare ciò che quella esperienza ci sta insegnando su di noi.
L’intelligenza spirituale ci permette di muoverci tra queste altezze senza perdere il contatto con la realtà, perché il punto consiste proprio nel tornare coi piedi per terra con uno sguardo più ampio, una maggiore capacità di scegliere e qualche certezza in meno da difendere come se fosse l’ultimo avamposto dell’umanità.
Tutti abbiamo bisogno di un nostro personale overview effect. Gli SpiritualCoach dell'Academy lo imparano durante il percorso. La frase che li accompagna è «C'è sempre un altro modo per guardare la stessa situazione». A volte più di uno. E così preparano ciascuno il loro luogo interiore dal quale osservare la vita abbastanza da vicino per sentirla, e abbastanza da lontano per comprenderla.
Prendo spunto da loro per ricordare che quando qualcosa sembra occupare tutto l’orizzonte possiamo farci una domanda prima di decidere cosa significa, chi ha ragione e come andrà a finire:
Da quale altezza sto guardando la mia vita?
Il mondo rimane sempre quello di prima. Saremo noi ad aver trovato un punto dal quale finalmente riusciamo a vederlo interamente.
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Per informazioni sul percorso della SpiritualCoach Academy, manda una mail a luciamerico@spiritualcoach.it