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il mondo sta cambiando e noi
22 gennaio 2026

Il mondo sta cambiando. E noi?

Il mondo sta cambiando. Lo ha sempre fatto e sempre lo farà. Ora sembra tutto così amplificato, eppure i segnali erano già arrivati da tempo. Cambia il clima, cambiano i ritmi, cambiano le regole non scritte che per anni ci hanno fatto sentire al sicuro. Il cielo sembra avere umori che non riconosciamo più, la terra reagisce, l’acqua sale o scompare, l’aria si fa pesante. Tutto si muove e preme chiedendo attenzione.

Eppure la domanda che ci dovremmo fare non riguarda il meteo. Riguarda noi. Noi stiamo cambiando davvero oppure siamo solo spettatori che sperano di non essere mai toccati?

C’è qualcosa di inquietante in questo tempo, più del solito. Perché niente mai crolla tutto in un colpo solo. Ci sono messaggi, avvisaglie che arrivano prima di ogni crollo. Qualcosa si sfillaccia, una crepa si apre, una parola di troppo, un “io non c’entro” detto con troppa facilità.

Ed è lì che iniziamo a perderci. Perché il cambiamento che fa più paura non è quello fuori, ma quello che ci chiede di guardarci dentro senza più scuse.

Siamo dentro al cambiamento?

Ci raccontiamo che il problema sono sempre gli altri. I governi, le multinazionali, chi inquina, chi sfrutta, chi decide. Tutto vero, e ne abbiamo le prove.

Eppure c’è una parte che evitiamo con cura chirurgica: noi siamo dentro questo sistema. Ci siamo anche noi, piccoli esseri pensanti che desiderano sempre di più, che si sentono defraudati se non ottengono, che svicolano e si aggrappano a qualunque cosa quando la strada si fa ripida.

Ci siamo quando invidiamo, quando graffiamo con le parole, quando critichiamo per sentirci un gradino sopra. E siamo ancora noi quando lanciamo ad altri la bruciante palla della responsabilità, sperando che qualcuno la tenga al posto nostro.

Questo fa bene al pianeta? Fa bene a noi? La risposta non è comoda e nemmeno rassicurante.

È una risposta che non salva la faccia a nessuno. Perché ogni volta che diciamo “io non mi comporto così” stiamo già costruendo una gabbia. E le gabbie difficilmente fanno circolare l'aria. 

Il mondo che cambia assomiglia a un’immagine sgranata, come se i pixel si stessero spostando. Non è ancora chiaro cosa verrà fuori, ma sappiamo che quello che c’era prima non regge più.

In questa transizione inquieta cerchiamo di salvare una specie, un’idea, un interesse, come se il resto potesse arrangiarsi. Ma il pianeta non funziona a compartimenti stagni.

È un intreccio di connessioni, un enorme albero genealogico dove ogni ramo dipende dagli altri. Tagliarne uno perché non è produttivo o perché non ci serve più significa indebolire l’intera struttura, anche se per un po’ facciamo finta di non accorgercene.

La coperta è corta

C’è una sensazione diffusa che serpeggia nell'aria, e io la traduco così: la coperta è sempre più corta. Possiamo tirarla da una parte o dall’altra, ma qualcuno resterà sempre scoperto.

Allora iniziano le lotte, le accuse, le contrapposizioni. Tu non vai bene per questo, quindi ti elimino. Tu mi servi ancora, quindi ti tengo, anche se sei rinsecchito, anche se non fiorisci più, anche se porti solo stanchezza.

È una logica di sopravvivenza travestita da razionalità ed è profondamente umana. Proprio per questo va guardata in faccia.

Da dove arriva questa spinta a essere sempre più grandiosi, a conquistare, a dimostrare? Dalla paura di essere piccoli? Dal terrore di scoprire che non siamo separati da ciò che soffre? Dal non voler sentire che ogni scelta ha un’eco, anche quando facciamo finta di non ascoltarla? 

Il cambiamento del mondo ci sta togliendo le illusioni una a una, e questo fa male. Ma il dolore, quando viene ascoltato, può diventare la nostra grande opportunità.

Trovare uno scopo nel cambiamento del mondo

Quando scopriamo lo scopo sincero di una qualunque cosa, smettiamo di chiederci chi ha torta e chi ragione, e ci domandiamo come poter migliorare la situazione. Non è scontato questo, ma è necessario per chi vorrà davvero portare nuovo valore alla propria vita, prima di tutto.

Trovare un senso nel cambiamento del mondo significa accettare che siamo co-autori di questa storia, anche quando non ci piace il capitolo che stiamo leggendo.

Il senso, lo scopo o come vuoi chiamarlo, nasce nei gesti minuscoli che non fanno notizia. Nel modo in cui parliamo e trattiamo agli altri, la natura, gli animali, nel modo in cui consumiamo, nel modo in cui restiamo invece di scappare. Nasce quando smettiamo di vivere come se tutto fosse dovuto e iniziamo a vivere come se tutto fosse in relazione.

Perché lo è sempre stato, solo che ora non possiamo più ignorarlo.

C’è speranza sì, ruvida e che richiede responsabilità e presenza. Mettiamo da parte le salvezze rapide e apriamoci a trasformazioni lente e reali.

Il mondo sta cambiando e ci sta chiedendo di diventare adulti come specie, non solo come individui. Di passare dall’io al noi senza perderci. Di riconoscere che ogni ramo conta, anche quello storto, anche quello che non dà frutti immediati.

Trovare senso nel cambiamento del mondo significa smettere di cercare un colpevole e iniziare a cercare un posto: il nostro posto, dentro questo intreccio vivo, fragile e potente che chiamiamo Pianeta.

E chissà che proprio lì, dove smettiamo di difenderci e iniziamo a sentire, comincia un respiro nuovo.

 


 

La SpiritualCoach Academy coi suoi percorsi e residenziali, offre strumenti per riportare le persone dentro la propria responsabilità, allenarle uno sguardo più ampio, capace di tenere insieme interiorità e mondo, scelta personale e impatto collettivo. 

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