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la generosita e la base dell abbondanza
24 Settembre 2019

Da dove nasce la generosità? Può avere due fonti: la prima fonte è il bisogno e la seconda è la completezza. Per esempio, siamo generosi quando vogliamo chiedere qualcosa a qualcuno ma non abbiamo il coraggio di farlo esplicitamente, una generosità che ci rende bisognosi e carenti e che nella profondità della nostra mente sussurra più o meno così: «La tua felicità dipende dagli altri.» 

Dall'altra parte c'è la generosità che arriva dalla completezza. Questo tipo di generosità segue rigorosamente le regole fondamentali dell'abbondanza: «Più dai, più ricevi!». Nella completezza non c'è carenza, non ci sono bisogni ma la totale consapevolezza che ogni cosa comincia da me.

Ora la spiego meglio. Quando ci sentiamo completi diventiamo anche generosi: la completezza non soffre di alcuna mancanza. Nel gesto di dare stiamo esprimendo una verità spirituale che ci trasporta in un flusso della vita che non inaridisce mai. Ma … si c’è un ma importante: dobbiamo dare non per avere bensì nella consapevolezza che stiamo già ricevendo.

Se allarghiamo un attimo la visione tradizionale che afferma: «Se dai qualcosa a qualcuno, tu non l'avrai più!» possiamo arrivare a livello dell’anima dove c’è abbondanza di energia e consapevolezza.

L’anima non conosce scarsità

Quando siamo a livello dell'anima possiamo affrontare il fatto di essere generosi in spirito. Questo è un dono che facciamo al mondo e a noi stessi, molto più potente del denaro. E una volta che siamo generosi di spirito, e cioè ci percepiamo completi proprio così come siamo, il "dare" diventa semplice e naturale. La logica conseguenza sarà una vita piena, gioiosa e appagante sotto ogni aspetto, compreso quello economico che diventerà la libera espressione dell'anima risvegliata.

Il primo passo è offrire noi stessi per come siamo

Molti di noi cadono nella tentazione di offrire un’imitazione di sé stessi accettando il ruolo che si allinea con le aspettative del partner, del datore di lavoro, degli amici, dei familiari o della società in generale. Obbediscono alle richieste dell’ego che dice perentoriamente: «Prima dai e solo dopo avrai» ... e aggiungiamoci pure un "forse". E in tutto ciò che daranno ci sarà l'aspettativa del ritorno, esattamente come lo hanno immaginato. Se questo non accadrà, faranno ancora qualche tentativo sempre più subdolo per poi staccare la spina che alimenta la situazione e attaccarla da un'altra parte, ripetendo la storia che forse avrà una forma differente ma il cui risultato porterà al solito deludente finale. 

Bisogna cambiare paradigma

Partendo da un punto di vista differente che prevede il riconoscimento della motivazione reale per cui stiamo donando, incontriamo la differenza tra presentarsi come benefattori che elargiscono tempo e denaro, e l'offrire sé stessi con spirito di servizio. Dobbiamo guardare dritto negli occhi la nostra vulnerabilità, entrare in contatto con le subdole carenze, i disperati bisogni e tutte le conseguenti emozioni. 

Quante relazioni sono finite per insoddisfazione?

Non ricevendo come all’inizio, molti abbandonano ciò che hanno come fosse un vecchio giocattolo privo oramai di significato e si concentrano su qualcosa di nuovo. Siamo in tanti - ed io tra voi - ad aver avuto la convinzione di aver fatto del nostro meglio per tenere insieme la situazione, dimenticando un punto fondamentale: nessuno può darci più amore di quanto ne possiamo dare a noi stessi.

È il punto di partenza, il motivo per cui entriamo in contatto con le persone a fare la differenza. Se mi avvicino a qualcuno perché penso che mi possa dare ciò che io credo di non avere, parto già col piede sbagliato: appoggio le basi della relazione sulla carenza. E nel momento in cui lui o lei non mi darà più quello di cui ho bisogno, mi separerò (fisicamente o emotivamente) andando alla ricerca di qualcun altro che possa far fronte al mio vuoto.

Il mondo è pieno di storie finite in questo modo

Invertire la marcia significa essere consapevoli della propria carenza e trovare il modo per trasformarla in abbondanza, e il mentore potrebbe essere proprio la persona che abbiamo scelto in quel momento. Con senso di gratitudine, possiamo chiederle istruzioni per aiutarci a migliorare la nostra vita. In questo modo stiamo dando la parte più genuina di noi, priva di filtri e falsità che ci portano a ridurci come tappetini per ricevere in cambio una manciata di briciole.

Quando offriamo la nostra parte più vera potrebbe salire anche la paura di diventare preda degli immensi bisogni degli altri e della loro capacità di approfittarsi di noi. Non è così! Quando diamo generosamente partendo dal livello dell’anima, c’è una Forza che ci accompagna e che mostra come togliere la pesante armatura dell’insicurezza. E allora potremo dire col cuore leggero: «Prendimi per mano e mostramo ciò che non so ed io ti prenderò per mano e ti mostrerò ciò che non sai

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A presto per un altro passo insieme!

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(Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash)

Lucia Merico

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