
Uno dei miei film preferiti è Forrest Gump. Ogni volta che lo rivedo, accende in me nuove riflessioni. Stavolta la scena che mi ha accesa e che ho trovato più sovversiva di mille manuali di management messi in fila sugli scaffali di qualunque libreria, è il momento in cui Forrest, senza obiettivi motivazionali e senza una strategia precisa, decide di cominciare a correre.
Prima fino alla fine della strada, poi della Contea (inventata dallo sceneggiatore) di Greenbow. E non si ferma più per tre anni, due mesi, quattordici giorni e sedici ore.
La spinta iniziale è il dolore e l'abbandono di Jenny, il grande amore della sua vita, diventando poi un fenomeno mediatico che ispira altri.
Nel mio immaginario credo che non inizi a correre per dimostrare qualcosa o per diventare qualcuno, e neppure per ispirare. Corre perché a un certo punto sente che è la cosa giusta da fare per ammorbidire il suo dolore.
E proprio lì, in quel gesto totalmente pieno di quell'unico scopo, nasce una forma di leadership autentica e personale, che oggi abbiamo quasi dimenticato.
Durante la sua corsa, succedono cose interessanti. La gente gli chiede perché corre (per la pace, i senzatetto, i diritti) e lui risponde semplicemente che ne ha voglia, meravigliando tutti per la sua purezza d'intenti.
Diventa un fenomeno, e con la sua corsa attira l'attenzione dei media e delle persone che iniziano a seguirlo, trovando ispirazione e speranza nel suo gesto apparentemente semplice e senza scopo.
Per Forrest, correre è anche un modo per allontanarsi dal caos e trovare un senso, una sorta di distanza dalle cose, come suggeriva sua madre che gli diceva che "un uomo si capisce dalle scarpe".
E dopo aver attraversato il paese più volte, arriva nella Monument Valley decide di fermarsi perché si sente "un po' stanchino", tornando a casa e dando fine alla sua epica avventura.
La scena di questo film che, se non si fosse capito, amo profondamente, è una lezione enorme sulla leadership consapevole e sulla guida attraverso l’esempio.
Chi guida davvero non controlla l’effetto che produce, non misura l’impatto mentre lo sta generando, non cerca consenso. Cammina, o corre, nella propria direzione e lascia che il mondo faccia il resto.
C'è anche un altro aspetto che emerge: Forrest parla pochissimo, e quando lo fa parla non cerca mai di convincere. In un’epoca in cui la leadership viene spesso confusa con la capacità di vendersi bene, di comunicare meglio degli altri, di apparire sicuri anche quando si naviga a vista, questo personaggio è un pugno nello stomaco.
La sua leadership è un allineamento tra decisione e azione: è silenziosa, incarnata e per nulla spiegata, coerente, ed è proprio questo che accende qualcosa negli altri.
Le idee sono molto belle e attraenti, ma le persone preferiscono direzioni chiare ed esempi. E una direzione è chiara quando chi la percorre non ha bisogno di giustificarla.
La verità scomoda è che molte persone che vogliono diventare leader, in realtà desiderano solo essere viste, riconosciute e validate. Di fatto, si può essere leader in molti modi, soprattutto con l'esempio.
Nel film vediamo anche un altro equivoco molto diffuso: il successo come misura della leadership. Alcuni diventano ricchi grazie alla corsa di Forrest, ma non per questo diventano leader. Sono bravi a cavalcare un’onda, a monetizzare un fenomeno. Forrest invece resta vuoto da quell’avidità.
Questa è una distinzione fondamentale, soprattutto oggi, in un’epoca che confonde leadership personale e successo visibile. Una leadership autentica non sempre va di pari passo col successo economico, anche se talvolta lo genera.
È piuttosto una conseguenza naturale dell’allineamento interiore. Quando sei nel tuo centro, produci ordine intorno a te: se sei coerente diventi un riferimento.
Un leader sa quando iniziare e quando terminare, senza attaccamenti o drammi, restando nella scena tutto il tempo che serve allo scopo: niente di più e neppure niente di meno.
In un mondo che celebra la performance continua, dobbiamo ricordare il valore della presenza, una delle più alte forme di leadership.
Guarderò questo film molte altre volte e so già che ogni volta scoprirò qualcosa di nuovo. Perché Forrest Gump è uno dei ritratti più onesti e disturbanti della leadership autentica, perché smaschera tutte le sovrastrutture che vengono costruite attorno all’idea di guidare gli altri.
Ma la leadership autentica non nasce dal voler guidare. Nasce dal camminare fedelmente la propria strada.
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