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le donne e l isola
12 giugno 2026

C'era una volta un'isola piccola, così piccola che sulle mappe sembrava un punto dimenticato nel mezzo del Mediterraneo. Eppure, come accade per molte cose importanti della vita, la sua grandezza non si misurava nella superficie, ma nella profondità di ciò che custodiva.

Conservava il respiro antico del mare, il calore della pietra vulcanica, il vento che arrivava da lontano e quella particolare qualità del silenzio che permette alle persone di ascoltare ciò che normalmente resta sommerso sotto il rumore delle giornate.

Su quell'isola arrivarono cinque donne.

Giunsero da luoghi diversi, con storie diverse, età diverse. A unirle era qualcosa di invisibile agli occhi eppure profondamente reale: il desiderio di guardare cosa ancora poteva essere migliorato.

Ognuna portava con sé una valigia, non quella che conteneva vestiti e costumi da bagno, ma quella che da anni custodiva dentro di sé.

C'erano parole mai pronunciate, domande alle quali ancora non aveva risposto, desideri in attesa paziente. C'erano fatiche, nostalgie, sogni, speranze, intuizioni e quella particolare forma di stanchezza che nasce quando per molto tempo ci si prende cura di tutto e di tutti. Tranne che di sé stesse.

Nei primi giorni pedalarono e camminarono lungo i sentieri dell'isola osservando il mare, le rocce nere modellate dal fuoco e dal tempo, il cielo immenso che sembrava non avere confini. Pensavano di esplorare un luogo sconosciuto e invece, senza accorgersene, stavano percorrendo sentieri interiori che attendevano da tempo di essere attraversati.

Il mare divenne il loro maestro. Le onde insegnavano che si può avanzare e ritirarsi mantenendo la propria natura. Il vento le mostrava la leggerezza, e le piante nate tra le rocce raccontavano la forza gentile della vita, capace di vivere  persino dove sembrava impossibile.

Giorno dopo giorno qualcosa cominciò a cambiare. Un cambiamento simile a quello dell'alba, quando la notte lascia lentamente spazio alla luce e quasi nessuno riesce a individuare l'esatto istante in cui tutto si trasforma.

Le cinque donne iniziarono a ricordare parti di sé che avevano lasciato indietro lungo il cammino della vita.

Ricordarono la forza che avevano usato in certi momenti, la dolcezza, le paure, il perdono dato ma non vissuto, la capacità di ridere. Ricordarono il valore dello stare insieme senza dover interpretare alcun ruolo. L'isola stava lavorando silenziosamente dentro di loro, come fanno le maree che modificano la forma della costa.

Poi una disse: «È tutto meraviglioso. Però poi torneremo nel mondo, alla nostra vita di sempre.» 

Sapevano bene cosa intendesse. Le attendevano il lavoro, la famiglia, gli impegni, le responsabilità e tutte quelle cose che riempiono le giornate fino a far sembrare lontanissimi i momenti di pace.

Per qualche istante rimasero in silenzio.

Poi una saggia e vecchia donna dell'isola che nessuna di loro aveva notato arrivare, si sedette poco distante. Aveva il volto segnato dal sole e dal vento, e negli occhi la luce tranquilla di chi ha trascorso molti anni osservando il mare.

Ascoltò le loro parole senza interrompere e quando ebbe finito di ascoltare, sorrise. «Chi vi ha detto che lascerete quest'isola?»

Le donne si guardarono tra loro senza comprendere. La vecchia saggia raccolse un piccolo pezzetto di pietra lavica e lo tenne tra le dita. «Se pensate che l'isola sia soltanto questa terra circondata dall'acqua allora sì, domani la lascerete. Se invece comprendete che l'isola è ciò che avete risvegliato dentro di voi, allora vi accompagnerà ovunque andrete.»

Poi indicò il mare: «Guardatelo bene. L'acqua che oggi accarezza le rive domani sarà altrove. Toccherà altre coste, incontrerà altre vite, attraverserà altri orizzonti. Eppure resterà sempre mare. Allo stesso modo, voi tornerete alle vostre case, alle vostre città e alle vostre abitudini. La parte più preziosa di questo viaggio però sarà per sempre con voi.»

Le cinque donne rimasero ad ascoltare, e compresero che il valore di quell'esperienza non consisteva nel permettere all'isola di restare dentro di loro. 

Avrebbero ritrovato il mare in un respiro profondo durante una giornata difficile, o il vento ogni volta che avessero scelto la libertà. Avrebbero ritrovato la forza di una pianta di cappero di crescere in mezzo al nulla qualora avessero chiesto radicamento.

Avrebbero ritrovato sé stesse nelle piccole scelte quotidiane, quelle che silenziosamente costruiscono il destino di una persona.

La mattina seguente la nave lasciò il porto. L'isola diventò sempre più piccola all'orizzonte. Le rocce scomparvero. Il profilo della costa si dissolse lentamente nella luce. Eppure nessuna delle cinque donne ebbe la sensazione di allontanarsi davvero. Perché qualcosa era accaduto durante quella settimana: l'isola era entrata nel loro cuore.

E il cuore, da sempre, conosce una forma di geografia che nessuna distanza potrà mai cancellare.


Dedicato alle ragazze de La Danza della Vita 2026: Giulia Astrella Lorena Atzori Stefania Romano Elettra Mondini - A Cristina e Giovanni dell'Hotel Pelaghea di Linosa  e a tutti gli abitanti dell'Isola di Linosa. 

Lucia Merico

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