DA FARE

12 aprile 2019

Mi sono domandata spesso in passato come mai non avessi avuto figli. Me ne sono vergognata, per un certo periodo, a tal punto che raccontavo di essere sterile. Più mi ostinavo a trovare una motivazione, più le domande arrivavano come ferri taglienti che risvegliavano il senso di colpa. Grazie alla crescita personale e alla mia Maestra spirituale, ho trovato un altro modo: ho iniziato ad esprimere la missione che sono stata chiamata a interpretare in questo mondo.

Sostenere chiunque desideri migliorare la propria esistenza non è solo tecnica: quella la possiamo imparare leggendo un libro o partecipando a un corso. È soprattutto vita vissuta, perché in qualche maniera attraiamo a noi persone che stanno vivendo un’esperienza che conosciamo. Forse l’abbiamo superata, forse è ancora in corso la ristrutturazione, forse ci ha solo sfiorati o forse è solo una sfumatura di un colore simile al nostro, ma sarà sempre qualcosa che conosciamo perché l’abbiamo impastata con le nostre mani.

Essere SpiritualCoach® è questo: non separare mai la vita dell’altr* dalla nostra. Prima di tutto perché è impossibile, e secondo non potremo comprendere cosa l’altr* ci sta raccontando. È nella «compassione» e nel suo significato più autentico che possiamo metterci in connessione con l’altr*.

Compassione: una parola bistrattata il cui significato è sfociato nella pietà, quasi simile al disprezzo che ci fa dire o pensare «poverin*», come se a noi non dovesse succedere mai, come se a noi non fosse mai successo nulla di simile. Eppure la radice di questa parola è nobile, una partecipazione alla sofferenza dell’altro, e non un sentimento di pena che ci porta a guardare la situazione dall’alto verso il basso.

Compassione è invece «una comunione intima e difficilissima, con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta a un’unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. È la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio. Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche – e soprattutto – di gioia vitale ed entusiasmo.» (dal web)

Ho provato compassione per quella donna che si sentiva in colpa di non avere figli, e questo sentimento ha aperto una visione più ampia. Essere SpiritualCoach® è per me come crescere un* figli* affinché possa scoprire di avere ali proprie. Aiutarl* a spiegarl* e vederl* volare. Ogni volta è un velo di tristezza che arriva a coprire per un attimo il momento in cui spicca il volo, che viene spento quasi istantaneamente dalla gioia di vedere un altr* essere, felice di essere liber* e liber* di essere felice. Perché liberare gli altri libera me stess*.