DA FARE

17 settembre 2021

Che cosa spinge le persone a rimanere dentro i loro confini mentali? La sicurezza di conoscere ciò che è al suo interno. Anche se quello che sperimentano non è piacevole, è tutto ciò che conosce e questo si trasforma molto spesso nella conoscenza che non sia possibile cambiare. I confini che mettiamo volta in volta attorno alle nostre, sono impregnati delle nostre convinzioni che nostre esperienze forma diventando la “nostra realtà, a tal punto da credere che oltre non ci sia nient'altro. La professione che svolgo mi porta spesso a incontrare persone con lo “sguardo spento” dalla ricerca di non riuscire a farcela, ed è straordinario per me – ogni volta - vedere gli occhi che brillano quando chi ho di fronte si accende una nuova consapevolezza. È un misto di curiosità, desiderio, ansia, stupore, proprio come un bambino che per la prima volta assaggia un dolce. Il preludio di un cambiamento è un momento delicato che va sostenuto con gentilezza e determinazione, poiché i confini che “crediamo” di avere, si stringeranno come una morsa intorno alle vecchie convinzioni. Rimanere dentro ai confini limitati della nostra mente è come essere regine di un regno e lasciare che sia qualcun altro a governarlo. Quando andavo alle elementari, mia madre urlava tutti i giorni delle vacanze affinché siano facessi i compiti. Neppure le punizioni avevano effetto.Di fatto li svolgevo negli ultimi quindici giorni prima dell'inizio della scuola. Mi avevano etichettata come “perditempo” ed io avevo accettato dietro questa etichetta, che mi sono portata fino a qualche anno fa: era il mio confine. Un giorno stavo lavorando a un corso che avrei tenuto di lì a breve e sentivo la voce di mia madre che diceva: «Con tutto il tempo che hai avuto per prepararti, ti riduci sempre all'ultimo momento!». Sentii tutto il peso di quella frase sulle spalle e decisi che era giunto il momento di dire basta: ci doveva essere un altro modo. In quel preciso istante mi resi conto di quanto la mia attenzione fosse al massimo proprio in quel momento di pressione: esattamente cosa e come dovevo fare. Mi si accese una luce e pensai: «Io non sono una perditempo! Sono abile e capace di lavorare sotto pressione». Mi ricordai di alcune volte dove ero stata chiamata a risolvere questioni “perché si doveva fare in fretta” e di come mi muovevo a mio agio nella situazione, con la mente lucida e attiva. Finalmente avevo messo un piede fuori dal mio confine. Suggerisco spesso di usare la frase straordinaria «ci deve essere un altro modo» che ho imparato all'inizio dei miei studi di Un Corso in Miracoli®, perché c'è sempre una o più prospettive dalle quali guardare la stessa situazione. Quando sei in difficoltà, puoi ricordare a te stess* che ci deve essere un altro modo per quel momento, lasciando che la tua anima si occupi della questione. Cosa vuol dire? Stacca per un attimo la spina dal problema e concedeti una pausa per un caffè, una telefonata di piacere o semplicemente togli le scarpe e rilassati.Lascia passare qualche minuto e poi ritorna al tuo problema e verifica cosa accade. E naturalmente se ti va, fammi sapere com'è andata.